Posizione durante l’allattamento e coliche del neonato: può davvero fare la differenza?
Le colichette e il pianto del neonato sono tra le situazioni che più frequentemente preoccupano i neo-genitori. Dopo una poppata, il bambino può diventare irrequieto, irrigidirsi, portare le gambe verso l’addome, stringere i pugni, piangere a lungo o sembrare infastidito dalla presenza di aria nella pancia.
Una delle domande che più spesso si pongono le mamme è:
“La posizione che assumo durante l’allattamento può influenzare le coliche del mio bambino?”
La risposta è: la posizione durante la poppata può essere importante, soprattutto quando permette al neonato di attaccarsi meglio al seno e di succhiare e deglutire in modo più efficace, ma non si può affermare che una determinata posizione sia in grado, da sola, di prevenire o risolvere le coliche.
L’allattamento è infatti un processo complesso nel quale intervengono coordinazione tra suzione, deglutizione e respirazione, capacità di attacco al seno, flusso del latte, caratteristiche individuali del bambino e modalità di gestione della poppata.
Perché la posizione durante l’allattamento è importante?
Durante una poppata il neonato deve coordinare diversi movimenti: deve creare una corretta presa sul seno, aspirare il latte, deglutire e contemporaneamente respirare.
Per questo motivo non conta soltanto come la mamma tiene il bambino, ma soprattutto come il bambino è posizionato rispetto al seno.
Secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, una buona posizione dovrebbe permettere al bambino di essere:
- con testa e corpo allineati;
- vicino al corpo della mamma;
- adeguatamente sostenuto;
- rivolto verso il seno;
- libero di avvicinarsi al seno senza dover ruotare o flettere eccessivamente il collo.
Una corretta posizione facilita inoltre un buon attacco al seno e una suzione efficace.
Posizione e colichette: qual è il possibile collegamento?
Quando un neonato presenta una suzione poco efficace, un attacco non ottimale o difficoltà nella coordinazione tra suzione e deglutizione, la poppata può diventare più faticosa.
In alcuni casi il bambino può manifestare:
- frequenti pause durante la poppata;
- difficoltà a mantenere l’attacco;
- rumori durante la suzione;
- frequenti distacchi dal seno;
- agitazione durante la poppata;
- bisogno di fare numerose pause;
- pianto o irritabilità dopo la poppata;
- apparente presenza di aria nello stomaco.
È importante però fare una distinzione.
La presenza di aria nella pancia non significa automaticamente che il bambino abbia le coliche, così come le coliche non sono necessariamente provocate da una posizione sbagliata durante l’allattamento.
Il termine “colica” viene utilizzato per descrivere episodi di pianto e irritabilità che possono comparire in un neonato altrimenti sano e che hanno un’origine probabilmente multifattoriale.
Per questo motivo è più corretto considerare la posizione durante l’allattamento come uno degli elementi da valutare, e non come l’unica causa o soluzione.
Le principali posizioni per allattare
Non esiste una posizione perfetta valida per tutte le mamme e per tutti i neonati.
La posizione migliore è quella che permette alla mamma di essere comoda e al bambino di mantenere un buon allineamento e un attacco efficace.
1. Posizione a culla

È probabilmente una delle posizioni più conosciute.
La mamma sostiene il bambino con il braccio dello stesso lato del seno utilizzato, mantenendo il piccolo vicino al proprio corpo.
È una posizione semplice e confortevole quando il bambino ha già acquisito una buona capacità di attacco.
2. Posizione a culla incrociata
In questo caso il bambino viene sostenuto con il braccio opposto rispetto al seno utilizzato.
Può essere particolarmente utile nei primi giorni, perché consente alla mamma di controllare meglio la posizione della testa e l’avvicinamento del bambino al seno.
Può essere interessante anche quando è necessario lavorare maggiormente sulla qualità dell’attacco.
3. Posizione biologica o semi-reclinata

La mamma assume una posizione semi-reclinata e il bambino viene appoggiato sul suo corpo.
Questa modalità può favorire una maggiore libertà di movimento del neonato e permettergli di trovare più autonomamente il seno.
È una posizione che può risultare molto piacevole anche per il contatto pelle a pelle.
4. Posizione “rugby” o sotto il braccio

Il bambino viene posizionato lateralmente rispetto alla mamma, con il corpo sostenuto sotto il braccio.
Può essere particolarmente comoda in alcune situazioni, ad esempio quando la mamma desidera evitare pressione sull’addome o quando deve controllare maggiormente la posizione del bambino.
5. Posizione sdraiata sul fianco

La mamma e il bambino sono entrambi sdraiati sul fianco, uno di fronte all’altro.
Può essere molto utile per il riposo e per le poppate notturne, purché siano rispettate tutte le condizioni di sicurezza del sonno.
L’OMS descrive questa posizione tra quelle utilizzabili durante l’allattamento.
Non conta soltanto la posizione: conta soprattutto l’attacco
Un errore frequente è concentrarsi esclusivamente sulla posizione del corpo del bambino.
In realtà è fondamentale osservare anche come il neonato si attacca al seno.
Alcuni segnali di un attacco efficace sono:
- bocca ben aperta;
- labbra ben evertite;
- mento a contatto con il seno;
- corpo del bambino rivolto verso la mamma;
- testa non ruotata;
- suzione profonda e regolare;
- presenza di deglutizioni;
- assenza o riduzione del dolore al capezzolo.
L’OMS sottolinea proprio l’importanza dell’allineamento tra testa e corpo, della vicinanza del bambino alla mamma e di un corretto attacco al seno.
Una posizione scorretta può rendere più difficile la poppata
Immaginiamo un bambino tenuto con il corpo rivolto verso l’alto ma con la testa ruotata lateralmente verso il seno.
Questa posizione può rendere più difficile coordinare suzione e deglutizione.
È un po’ come cercare di bere mantenendo la testa ruotata da un lato: il movimento non è necessariamente impossibile, ma può risultare meno naturale ed efficace.
Per questo è preferibile che:
orecchio – spalla – anca del bambino siano orientati sulla stessa linea, con il corpo rivolto verso la mamma e il viso orientato verso il seno.
Il bambino dovrebbe essere portato verso il seno, anziché la mamma piegarsi continuamente verso il bambino.
E se il latte arriva molto velocemente?
Un altro elemento che può influenzare la poppata è la velocità del flusso di latte.
Alcuni neonati possono avere difficoltà a gestire un flusso molto intenso. In questi casi possono comparire:
- frequenti distacchi dal seno;
- tosse o piccoli episodi di soffocamento durante la poppata;
- deglutizioni molto rapide;
- agitazione;
- pianto al seno;
- necessità di fare frequenti pause.
Anche in questo caso non significa necessariamente che il bambino abbia le coliche.
È utile osservare l’intera dinamica della poppata, anziché concentrarsi esclusivamente sul pianto successivo.
Dopo la poppata: bisogna sempre far fare il ruttino?
Non tutti i bambini hanno bisogno di fare il ruttino dopo ogni poppata.
Alcuni neonati riescono a liberare spontaneamente l’aria, mentre altri possono trarre beneficio dall’essere mantenuti per qualche minuto in posizione verticale.
È quindi possibile provare a mantenere il bambino in posizione verticale, sostenendolo adeguatamente, senza però trasformare il ruttino in un obbligo.
Se il bambino è tranquillo, respira normalmente e non mostra disagio, non è necessario insistere a lungo.
Le colichette non dipendono necessariamente dall’aria
Questo è un concetto importante da spiegare ai genitori.
Quando il bambino piange, si irrigidisce e porta le gambe verso l’addome, è facile pensare:
“Ha sicuramente aria nella pancia.”
In realtà il comportamento del neonato può avere molteplici spiegazioni.
Il pianto può essere influenzato da:
- immaturità del sistema nervoso;
- normale sviluppo gastrointestinale;
- necessità di contatto e regolazione;
- fame o bisogno di succhiare;
- stanchezza;
- sovrastimolazione;
- difficoltà durante la poppata;
- reflusso o altre problematiche da valutare clinicamente;
- caratteristiche individuali del bambino.
Per questo motivo è importante non attribuire automaticamente ogni episodio di pianto a un problema digestivo.
Cosa può osservare un professionista durante una poppata?
Quando un bambino presenta difficoltà ricorrenti durante o dopo l’allattamento, può essere utile osservare direttamente una poppata.
L’osservazione può prendere in considerazione:
- posizione della mamma;
- posizione del bambino;
- allineamento testa-collo-tronco;
- modalità di avvicinamento al seno;
- apertura della bocca;
- qualità dell’attacco;
- ritmo della suzione;
- coordinazione suzione-deglutizione-respirazione;
- eventuali rumori durante la suzione;
- frequenza delle pause;
- eventuali distacchi dal seno;
- comportamento del bambino durante e dopo la poppata.
Questa valutazione può aiutare a comprendere se esistono difficoltà nella gestione della poppata e se sia opportuno coinvolgere una figura specificamente formata nel supporto all’allattamento.
Quando le colichette meritano un approfondimento?
Il pianto del neonato non dovrebbe essere banalizzato, soprattutto quando presenta caratteristiche insolite o si accompagna ad altri sintomi.
È importante confrontarsi con il pediatra quando il bambino presenta, ad esempio:
- difficoltà importanti nell’alimentazione;
- scarso accrescimento;
- vomito importante o persistente;
- febbre;
- sangue nelle feci;
- marcata sonnolenza o scarsa reattività;
- difficoltà respiratorie;
- pianto inconsolabile e molto diverso dal solito;
- riduzione significativa delle urine;
- peggioramento improvviso delle condizioni generali.
La valutazione pediatrica permette di escludere condizioni che non devono essere attribuite semplicemente alle “coliche”.
Il ruolo della mamma: trovare una posizione comoda
Un aspetto spesso sottovalutato è il comfort materno.
Una mamma rigida, seduta in una posizione scomoda e costretta a sostenere a lungo il peso del bambino può andare incontro a tensioni a livello di:
- collo;
- spalle;
- zona dorsale;
- regione lombare;
- braccia e polsi.
È quindi importante creare una posizione nella quale sia la mamma sia il bambino possano rilassarsi.
Cuscini adeguati, appoggio della schiena e sostegno del bambino possono rendere la poppata più confortevole.
L’obiettivo non è mantenere una posizione “perfetta” a tutti i costi, ma creare le condizioni affinché il bambino possa alimentarsi in modo efficace e la mamma non debba assumere posture dolorose.
E l’osteopatia?
Quando una famiglia si rivolge all’osteopata perché il neonato presenta difficoltà di suzione, irritabilità o problematiche posturali, è importante procedere con una valutazione globale e prudente.
L’osteopatia non deve sostituire la valutazione pediatrica né il supporto all’allattamento.
In presenza di difficoltà di suzione o di attacco al seno, può essere utile un approccio multidisciplinare che coinvolga, quando necessario:
- pediatra;
- ostetrica;
- consulente per l’allattamento IBCLC;
- logopedista o altro professionista competente nella valutazione della funzione orale;
- osteopata, nell’ambito delle proprie competenze professionali.
L’obiettivo è comprendere se esistano elementi funzionali o posturali che possano essere presi in considerazione all’interno di una valutazione più ampia.
In conclusione
La posizione assunta durante l’allattamento può essere un elemento importante per favorire una buona presa al seno, una suzione efficace e una corretta coordinazione tra suzione, deglutizione e respirazione.
Tuttavia, non esiste una posizione universale capace di eliminare le coliche.
Quando un neonato piange frequentemente dopo le poppate, è quindi preferibile non limitarsi a pensare che abbia semplicemente “aria nella pancia”, ma osservare l’intera situazione:
come viene posizionato, come si attacca, come succhia, come deglutisce, come respira, quanto latte assume e come si comporta durante e dopo la poppata.
Un’osservazione attenta della poppata, associata quando necessario alla valutazione del pediatra e degli altri professionisti coinvolti, può aiutare la famiglia a comprendere meglio le difficoltà del bambino e a individuare il percorso più appropriato.
Un consiglio per le mamme
Non esiste una posizione “perfetta” per tutte.
La posizione migliore è quella nella quale mamma e bambino sono comodi, il corpo del neonato è ben sostenuto, testa e tronco sono allineati e il bambino riesce ad attaccarsi efficacemente al seno.
A volte anche una piccola modifica della posizione può rendere la poppata più semplice e serena.